Ramallah 19 maggio 2010 (dal sito www.france24.com) Nena News – Tremila giovani palestinesi hanno cominciato ieri ad attuare il boicottaggio «porta a porta» delle merci prodotte nelle colonie israeliane in Cisgiordania e Gerusalemme Est, in applicazione di un decreto legge firmato nelle scorse settimane dal presidente dell’Anp Abu Mazen che prevede forti sanzioni (fino a 22 dollari) e anche il carcere (fino a cinque anni) per i palestinesi che commerciano con le colonie israeliane.
Nei prossimi mesi i tremila giovani visiteranno 427 mila abitazioni palestinesi per esortare la popolazione a rispettare il più possibile il boicottaggio degli insediamenti colonici che dalla vendita dei loro prodotti in Cisgiordania ricavano annualmente 500 milioni di dollari (secondo dati forniti dall’Anp).
La legge internazionale considera illegali tutti gli insediamenti israeliani non solo in Cisgiordania ma anche nel settore arabo (est) di Gerusalemme, sotto occupazione dal 1967.
«La campagna porta a porta è parte di una iniziativa nazionale per combattere la penetrazione nei nostri territori delle merci delle colonie israeliane», ha spiegato Haytham Kayali, coordinatore del progetto «Karameh» (Dignità), di sostegno all’economia palestinese e contro le colonie. «I nostri giovani distribuiranno oscupoli e volantini alle famiglie per incentivare il boicottaggio delle colonie e diffondere informazioni sulla pericolosità degli insediamenti per l’indipendenza palestinese», ha aggiunto. Con la stessa motivazione verranno affissi poster in città e villaggi della Cisgiordania. La campagna «porta a porta» punterà sul boicottaggio di circa 500 prodotti delle colonie.
Yesha, il Consiglio degli insediamenti ebraici in Cisgiordania, nel frattempo è sceso sul piede di guerra. In un comunicato esorta il governo israeliano a rispondere a quello che definisce «un atto di terrorismo» con la chiusura di tutti i valichi alle importazioni ed esportazioni palestinesi. (red) Nena News








