Beirut, 15 maggio 2010 (foto Stadio di Beirut-Bir Hassan) Nena News – Sono passati 62 anni da quando i primi profughi palestinesi fuggiti o cacciati via dalla loro terra, approdarono in Libano. Eppure, a distanza di tanto tempo, nessuno di quei palestinesi ancora in vita e dei loro discendenti (circa 400mila) pensa alla naturalizzazione nel Paese dei cedri. Al contrario l’obiettivo rimane quello di tornare in Palestina.
Nelle ultime ore nei 12 campi per rifugiati presenti in Libano (in origine erano 15 ma tre sono stati distrutti dai libanesi e altri quattro gravemente danneggiati) si sono svolte decine di commemorazioni della Nakba («Catastrofe» in arabo), il 15 maggio 1948 che per i palestinesi corrisponde alla perdita della terra con la nascita di Israele e all’inizio per quasi 800mila profughi di un esilio che dura ancora oggi. Ma nei discorsi, letti dai leader politici e in quelli fatti dalla gente comune, più che al dolore per quel giorno lontano si è fatto riferimento al futuro. «Ci sentiamo ospiti in Libano, il nostro obiettivo era e rimane ritornare nella nostra terra d’origine», hanno detto in tanti. Molti altri hanno sottolineato che la campagna per il riconoscimento dei diritti civili dei palestinesi nel Paese dei cedri – i rifugiati non possono svolgere decine di lavori o acquistare proprietà e avviare attività commerciali e professionali senza un prestanome libanese – non ha come fine quello di favorire l’insediamento definitivo dei profughi in Libano ma solo di «migliorare le condizioni di vita di 400mila persone» comunque intenzionate a tornare in Palestina».
Far applicare la risoluzione 194 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – che sancisce il diritto al ritorno dei profughi alle città e ai villaggi palestinesi originari (oggi in territorio israeliano) – è la richiesta contenuta nelle discussioni sulla Nakba imbastite tra ieri e oggi nei campi profughi. Tutti i governi israeliani si sono opposti fermamente alla possibilità che i rifugiati possano «ritornare», sostenendo che l’arrivo di tanti palestinesi (in totale i profughi oggi sparsi per il mondo arabo sono oltre quattro milioni) finirebbe per trasformare radicalmente la composizione demografica di Israele che non sarebbe più uno “Stato ebraico”. Una posizione che i palestinesi, a cominciare proprio da quelli che vivono rifugiati in Libano, ritengono inaccettabile e reclamano l’applicazione di un diritto, quello al ritorno, che il mondo ha riconosciuto e talvolta fatto applicare anche con la forza nel caso di altri profughi.
E pensando proprio a risoluzione dell’Onu che oggi , nell’anniversario della Nakba, tanti palestinesi e libanesi si sono riuniti nello stadio di Beirut- Bir Hassan per formare, con ben 6.000 kufieh (il tradizionale fazzoletto-copricapo palestinese), un gigantesco 194. E’ stato battuto il record stabilito lo scorso anno in Spagna dove vennero usate 5.000 kufieh per comporre il numero 194. (red) Nena-News








