Roma, 04 giugno 2010, (foto dal sito www.thepeninsulaqatar.com) Nena News – Si dice che il premier israeliano Benyamin Netanyahu, su insistenza degli americani, stia valutando la possibilità di allentare il blocco totale che strangola la Striscia di Gaza. Pochi in verità credono che Israele, forte dell’appoggio degli Stati Uniti, faccia un deciso passo indietro revocando un assedio che lunedì scorso ha difeso lanciando una sanguinosa operazione militare in acque internazionali contro la flottiglia pacifista. Chi invece non ha retto la pressione è stato il presidente egiziano Hosni Mubarak che negli ultimi tre anni ha collaborato attivamente all’assedio della Striscia di Gaza tenendo sbarrato il valico di Rafah, ad eccezione di occasionali brevi aperture.

         Di fronte alla strage di nove civili sulla nave turca «Mavi Marmara» compiuta dai commando israeliani, le stesse organizzazioni pacifiste che lottano per rompere l’assedio di Gaza hanno dimenticato  che il rais egiziano – tornato ad essere nell’ultimo anno un alleato di ferro degli Stati Uniti e un esecutore fedele delle politiche americane nella regione – lo scorso dicembre non esitò ad usare migliaia di agenti delle forze di sicurezza per impedire a 1.400 attivisti giunti da ogni parte del mondo di entrare, dal valico di Rafah, nella Striscia di Gaza. Non pochi degli stranieri che in quei giorni chiedevano all’Egitto di smarcarsi da Israele, ebbero come risposta il pestaggio eseguito dagli uomini dei servizi di sicurezza dei manifestanti riuniti di fronte al Museo Egizio del Cairo. E pochi giorni dopo a El Arish furono costretti a subire bastonate e percosse anche gli attivisti del convoglio umanitario «Viva Palestina», guidati dal deputato britannico George Galloway, poi espulso senza tanti complimenti dall’Egitto. Per mesi Murabak ha ripetuto che il valico di Rafah sarebbe rimasto chiuso e ha anche dato il via alla costruzione di una barriera d’acciaio in profondità nel terreno tra Gaza e l’Egitto per fermare il traffico sotterraneo di merci che rappresenta la bombola d’ossigeno che tiene in vita Gaza.

      Lunedì Mubarak ha ceduto. Davanti alla strage degli attivisti compiuta dai commando israeliani, il dittatore egiziano è stato, suo malgrado, costretto ad aprire «a tempo indeterminato» il valico di Rafah permettendo il passaggio a migliaia di palestinesi bloccati da mesi sui due versanti del confine. Non ha potuto far altro di fronte alle pressioni della sua opinione pubblica e per allontanare l’accusa di «collaborazionismo» con Tel Aviv nell’assediare la popolazione civile palestinese, al solo scopo di colpire il movimento islamico Hamas al potere a Gaza, considerato «nemico» tanto da Israele quanto dal regime egiziano.

    «E’ stato un gesto umanitario per alleviare le sofferenze dei palestinesi», ha detto il governatore del Nord del Sinai Murad Muwafi, senza spiegare perché l’Egitto si sia deciso ad «alleviare» i patimenti dei civili di Gaza soltanto ora.

        In questi ultimi giorni i palestinesi si sono radunati a migliaia nei pressi del valico di Rafah in attesa di passare in Egitto, mentre medicine e generi alimentari facevano il percorso inverso. Mubarak però ha vietato l’esportazione verso Gaza di cemento ed acciaio – necessari per la ricostruzione mai partita ad un anno e mezzo dalla devastante offensiva israeliana «Piombo fuso» (1.400 palestinesi uccisi) – per non turbare gli ottimi rapporti che mantiene con il premier israeliano Netanyahu.

Tuttavia si illudono coloro che sperano in una apertura davvero «a tempo indeterminato» della frontiera di Rafah. Passati lo sdegno e l’emozione seguiti alla strage sul «Mavi Marmara», Mubarak non esiterà a richiudere il valico pronto, come sempre, ad adeguarsi alle decisioni politiche israeliane e americane.(red) Nena News

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